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Vergine pura, Vergine bella: note sulla rappresentazione di Maria nel canzoniere di Speranza di Bona (Nada Bunić) / Gabrielli, Francesca Maria.

By: Gabrielli, Francesca Maria.
Material type: materialTypeLabelArticleDescription: .Other title: Vergine pura, Vergine bella: Notes on the Representation of Mary in Speranza di Bona's Collection of Poems [Naslov na engleskom:].Subject(s): Speranza di Bona, la Vergine ita | Speranza di Bona, the Virgin Mary eng In: Međunarodni znanstveni skup u spomen na prof. dr. Žarka Muljačića (1922. – 2009.) (15.-17.11.2012. ; Zagreb, Hrvatska) Knjiga sažetaka Međunarodnoga znanstvenoga skupa u spomen na prof. dr. Žarka Muljačića (1922.-2009.)Summary: Il presente contributo intende offrire una lettura di due sonetti tratti dal canzoniere, di recente scoperta, della poetessa croata Speranza di Bona (Nada Bunić), il quale, redatto in lingua italiana e pubblicato non prima del 1569, propone nei testi in questione una rappresentazione militante della figura della Vergine. Tale raffigurazione di Maria, in linea con la percezione contemporanea della Vergine come auxilium christianorum (per usare le parole dell’invocazione che sarebbe stata introdotta nelle Litanie lauretane di lì a pochi anni, forse a seguito della vittoria di Lepanto), funziona, nel contesto del canzoniere, come fonte di autorizzazione, mediante l’inoppugnabile modello di colei che è ancilla Domini, dell’incursione femminile nella sfera, tradizionalmente maschile, dell’agire politico. Non si tratta, tuttavia, dell’unico aspetto protofemminista dei sonetti: un’attenta analisi della rete di riferimenti intertestuali evocati dal tessuto testuale permette di rilevare la presenza di una serie di segnali volti a posizionare il canzoniere in questione nell’alveo della tradizione petrarchista a firma femminile.
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Il presente contributo intende offrire una lettura di due sonetti tratti dal canzoniere, di recente scoperta, della poetessa croata Speranza di Bona (Nada Bunić), il quale, redatto in lingua italiana e pubblicato non prima del 1569, propone nei testi in questione una rappresentazione militante della figura della Vergine. Tale raffigurazione di Maria, in linea con la percezione contemporanea della Vergine come auxilium christianorum (per usare le parole dell’invocazione che sarebbe stata introdotta nelle Litanie lauretane di lì a pochi anni, forse a seguito della vittoria di Lepanto), funziona, nel contesto del canzoniere, come fonte di autorizzazione, mediante l’inoppugnabile modello di colei che è ancilla Domini, dell’incursione femminile nella sfera, tradizionalmente maschile, dell’agire politico. Non si tratta, tuttavia, dell’unico aspetto protofemminista dei sonetti: un’attenta analisi della rete di riferimenti intertestuali evocati dal tessuto testuale permette di rilevare la presenza di una serie di segnali volti a posizionare il canzoniere in questione nell’alveo della tradizione petrarchista a firma femminile.

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