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Profugo come fantasma o alieno. La figura dell'Altro nell'immaginario multiculturale italiano del nuovo millennio / Peruško, Tatjana.

By: Peruško, Tatjana.
Material type: ArticleArticleDescription: 203-221 str.Other title: Refugee: Phantasm or Alien. The Imagine of Other in Italian Multicultural Imaginary of the New Millennium [Naslov na engleskom:].Subject(s): 6.03 | subalternita, profugo, alterita, narrativa italiana ita | subaltern, refugee, otherness, italian narrative fiction eng In: Subalternità italiane Percorsi di ricerca tra letteratura e storia str. 203-221Deplano, Valeria ; Mari, Lorenzo ; Proglio, GabrieleSummary: Muovendo dall'interesse per il nuovo immaginario multiculturale italiano, in particolare per le modalità narrative usate nella costruzione delle figure rappresentanti l'alterità culturale e ideologica nella narrativa italiana contemporanea, nonché per le strategie narrative impiegate nel trattamento dei temi legati al concetto di subalternità, l'articolo si propone di analizzare i modi in cui è costruita la figura dell'immigrato profugo in due romanzi italiani pubblicati a distanza di un anno: Una di loro di Paola Capriolo (2001) e Il mondo è posteggiato in discesa di Matteo Galiazzo (2002). Pur essendo diverse ¬dal punto di vista stilistico e genologico, le due scritture possono essere paragonate in base al fatto che nella costruzione dei personaggi di profugo o esiliato proveniente dai paesi in guerra della ex-Jugoslavia fanno ricorso ambedue a codici genologici di una narrazione sostanzialmente antireferenziale, ossia fantastica e fantascientifica, con l'uso particolare delle rispettive figure topiche del fantasma e dell'alieno. La mia interpretazione parte da un’ottica basata su due concetti-chiave: l’orientalismo di E. Said e il balcanismo di M. Todorova. A queste due prospettive adeguate a indagare i rapporti gerarchizzati tra la cultura egemone e la cultura dell’Altro non-occidentale anche quando esse fanno parte di finzione narrativa, si aggiunge una terza prospettiva legata alla questione dei modelli di proiezione spaziale dell'alterità. Le situazioni raccontate nei due testi narrativi presi in esame, come manifestazioni del “nuovo immaginario italiano” che si va costituendo negli ultimi quindici anni, appartengono al modello di confine internalizzato, il quale sostituisce la tradizionale collocazione dell’Altro in uno spazio distante. A differenza dalle narrazioni tradizionali, in cui la semiosfera occidentale usava proiettare l'Altro e la sua non-cultura in spazi lontani, esotici e sconosciuti, il modello topologico più diffuso nella cultura moderna si basa sull'internalizzazione o sulla domesticazione spaziale dell'altro. Un'ulteriore domesticazione dell'Altro, a prescindere dalle dimensioni spaziali determinate dal semplice fatto di convivenza geografico-esistenziale delle due culture (dei personaggi italiani e dei profughi) è determinata nel romanzo di Paola Capriolo Una di loro dalla caratterizzazione del protagonista maschile (studioso di estetica), il quale esemplifica in modo paradigmatico la posizione narcisistica dell'intellettuale occidentale (con chiari intenti dell'autrice di offrire una parabola critica dell'arte occidentale contemporanea). L'Altro, che in questo caso si presenta non solo come femminile e orientale (o semiorientale/balcanico), ma sradicato ed emarginato nella sua condizione di esilio, è ridotto a una posizione subalterna, dalla quale emana un fascino tipicamente orientale. L'uso di procedimenti caratteristici del genere fantastico, i quali determinano lo straniamento che accompagna la figura del personaggio femminile e le figure di altri profughi o esiliati contribuisce, paradossalmente e probabilmente contro le intenzioni dell'autrice, a confermare le gerarchie di valori criticate implicitamente nel romanzo. Il secondo romanzo, Il mondo è posteggiato in discesa di Matteo Galiazzo (2002) offre, un esempio diverso della riscrittura umoristico- satirica di un genere tradizionale (quello della fantascienza) e la sua trama esemplifica, accostando la figura del dissertore-esiliato e quindi extracomunitario, alle figure di extraterrestri e di emarginati italiani, uno scambio interculturale che effettua una radicale relativizzazione dei concetti subordinati alla gerarchia tra l'io occidentale egemone / e l'altro orientale (o balcanico). Alla domanda "Can the italian subaltern speak?" – dove "subalterno italiano" è inteso nel senso di condizione vissuta da esiliati, profughi o immigrati inseriti nel contesto italiano ¬– i due romanzi italiani dello stesso periodo danno risposte diametralmente opposte.
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Muovendo dall'interesse per il nuovo immaginario multiculturale italiano, in particolare per le modalità narrative usate nella costruzione delle figure rappresentanti l'alterità culturale e ideologica nella narrativa italiana contemporanea, nonché per le strategie narrative impiegate nel trattamento dei temi legati al concetto di subalternità, l'articolo si propone di analizzare i modi in cui è costruita la figura dell'immigrato profugo in due romanzi italiani pubblicati a distanza di un anno: Una di loro di Paola Capriolo (2001) e Il mondo è posteggiato in discesa di Matteo Galiazzo (2002). Pur essendo diverse ¬dal punto di vista stilistico e genologico, le due scritture possono essere paragonate in base al fatto che nella costruzione dei personaggi di profugo o esiliato proveniente dai paesi in guerra della ex-Jugoslavia fanno ricorso ambedue a codici genologici di una narrazione sostanzialmente antireferenziale, ossia fantastica e fantascientifica, con l'uso particolare delle rispettive figure topiche del fantasma e dell'alieno. La mia interpretazione parte da un’ottica basata su due concetti-chiave: l’orientalismo di E. Said e il balcanismo di M. Todorova. A queste due prospettive adeguate a indagare i rapporti gerarchizzati tra la cultura egemone e la cultura dell’Altro non-occidentale anche quando esse fanno parte di finzione narrativa, si aggiunge una terza prospettiva legata alla questione dei modelli di proiezione spaziale dell'alterità. Le situazioni raccontate nei due testi narrativi presi in esame, come manifestazioni del “nuovo immaginario italiano” che si va costituendo negli ultimi quindici anni, appartengono al modello di confine internalizzato, il quale sostituisce la tradizionale collocazione dell’Altro in uno spazio distante. A differenza dalle narrazioni tradizionali, in cui la semiosfera occidentale usava proiettare l'Altro e la sua non-cultura in spazi lontani, esotici e sconosciuti, il modello topologico più diffuso nella cultura moderna si basa sull'internalizzazione o sulla domesticazione spaziale dell'altro. Un'ulteriore domesticazione dell'Altro, a prescindere dalle dimensioni spaziali determinate dal semplice fatto di convivenza geografico-esistenziale delle due culture (dei personaggi italiani e dei profughi) è determinata nel romanzo di Paola Capriolo Una di loro dalla caratterizzazione del protagonista maschile (studioso di estetica), il quale esemplifica in modo paradigmatico la posizione narcisistica dell'intellettuale occidentale (con chiari intenti dell'autrice di offrire una parabola critica dell'arte occidentale contemporanea). L'Altro, che in questo caso si presenta non solo come femminile e orientale (o semiorientale/balcanico), ma sradicato ed emarginato nella sua condizione di esilio, è ridotto a una posizione subalterna, dalla quale emana un fascino tipicamente orientale. L'uso di procedimenti caratteristici del genere fantastico, i quali determinano lo straniamento che accompagna la figura del personaggio femminile e le figure di altri profughi o esiliati contribuisce, paradossalmente e probabilmente contro le intenzioni dell'autrice, a confermare le gerarchie di valori criticate implicitamente nel romanzo. Il secondo romanzo, Il mondo è posteggiato in discesa di Matteo Galiazzo (2002) offre, un esempio diverso della riscrittura umoristico- satirica di un genere tradizionale (quello della fantascienza) e la sua trama esemplifica, accostando la figura del dissertore-esiliato e quindi extracomunitario, alle figure di extraterrestri e di emarginati italiani, uno scambio interculturale che effettua una radicale relativizzazione dei concetti subordinati alla gerarchia tra l'io occidentale egemone / e l'altro orientale (o balcanico). Alla domanda "Can the italian subaltern speak?" – dove "subalterno italiano" è inteso nel senso di condizione vissuta da esiliati, profughi o immigrati inseriti nel contesto italiano ¬– i due romanzi italiani dello stesso periodo danno risposte diametralmente opposte.

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