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«QUELLO CHE PUÒ AVVENIRE» (CONVIVIO III, I, 10) A UN «SOTTILE AMMAESTRAMENTO» SU COME «INTENDERE L’ ALTRUI SCRITTURE» (CONVIVIO I, II, 17). PER UNA LETTURA DI AMOR CHE NELLA MENTE MI RAGIONA / Čale, Morana.

By: Čale, Morana.
Material type: materialTypeLabelArticleDescription: 455-488.ISBN: 9788496322660.Other title: 'What may happen in the future' (Convivio, III, i, 10) to a 'useful instruction' on 'understanding the writings of others.' A Reading of 'Amor che nella mente mi ragiona' [Naslov na engleskom:].Subject(s): 6.03 | Dante, Convivio, canzoni, commento, nodo, supplemento, allegoria, metalessi, pratica e teoria dell'interpretazione, palinodia, 'transmutazione', poetica della supplementazione hrv | Dante, The Convivio, canzoni, commentary, supplement, allegory, metalepsis, the practice and the theory of interpretation, palinode, transformation, a poetics of supplementation engOnline resources: Click here to access online In: Ortodossia ed eterodossia in Dante Alighieri. Atti del convegno di Madrid (5-7 novembre 2012) str. 455-488Cattermole, Carlota ; de Aldama, Celia ; Giordano, ChiaraSummary: Nel Convivio I, iii, Dante sostiene che il suo „comento“ è „ordinato a levar lo difetto de le canzoni“ redatte all'epoca della Vita Nova, fornendo un supplemento allegorico che ripari quella manchevolezza dei componimenti precedenti in quanto palesamento della loro „vera sentenza“ e „movente cagione“ (I, ii) ; procedendo, cioè, a una delle tante ricostruzioni e rivalutazioni palinodiche la cui successione nell'ambito dell'opera dantesca mima, a posteriori, l'ascensione al sommo della verità compiuta dal pellegrino protagonista della Commedia. La causa di tale „difetto“ si divide in „due ineffabilitadi“ (III, iv): „la debilitade de lo 'ntelletto e la cortezza del nostro parlare“ (ivi), ambedue condizioni che eccedono la responsabilità individuale dell'autore e quindi sono esenti da giudizio morale. Poiché l'esame del „nodo“ fra le canzoni e il commento che costituisce il Convivio mira a farsi „sottile ammaestramento e a così parlare e a così intendere l'altrui scritture“ (I, ii), il contributo si impegna a dimostrare che „lo difetto“ che necessita uno o più supplementi in grado di restituire, o piuttosto inventare, almeno una provvisoria integrità di senso dei componimenti, non è da riferire né alle canzoni, né al loro autore, bensì all'impossibilità della lettura di cogliere tutta la verità del senso dietro l'apparenza del testo letterario, nonché di esaurirne in anticipo le potenzialità di „transmutazione“, senza sospendersi di fronte a „quello che può avvenire“ (III, 1). L'intervento si propone di rileggere „Amor che ne la mente mi ragiona“ alla luce di tali considerazioni dantesche, rilette avventurosamente come istruzioni per una poetica e una teoria della supplementazione.
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Nel Convivio I, iii, Dante sostiene che il suo „comento“ è „ordinato a levar lo difetto de le canzoni“ redatte all'epoca della Vita Nova, fornendo un supplemento allegorico che ripari quella manchevolezza dei componimenti precedenti in quanto palesamento della loro „vera sentenza“ e „movente cagione“ (I, ii) ; procedendo, cioè, a una delle tante ricostruzioni e rivalutazioni palinodiche la cui successione nell'ambito dell'opera dantesca mima, a posteriori, l'ascensione al sommo della verità compiuta dal pellegrino protagonista della Commedia. La causa di tale „difetto“ si divide in „due ineffabilitadi“ (III, iv): „la debilitade de lo 'ntelletto e la cortezza del nostro parlare“ (ivi), ambedue condizioni che eccedono la responsabilità individuale dell'autore e quindi sono esenti da giudizio morale. Poiché l'esame del „nodo“ fra le canzoni e il commento che costituisce il Convivio mira a farsi „sottile ammaestramento e a così parlare e a così intendere l'altrui scritture“ (I, ii), il contributo si impegna a dimostrare che „lo difetto“ che necessita uno o più supplementi in grado di restituire, o piuttosto inventare, almeno una provvisoria integrità di senso dei componimenti, non è da riferire né alle canzoni, né al loro autore, bensì all'impossibilità della lettura di cogliere tutta la verità del senso dietro l'apparenza del testo letterario, nonché di esaurirne in anticipo le potenzialità di „transmutazione“, senza sospendersi di fronte a „quello che può avvenire“ (III, 1). L'intervento si propone di rileggere „Amor che ne la mente mi ragiona“ alla luce di tali considerazioni dantesche, rilette avventurosamente come istruzioni per una poetica e una teoria della supplementazione.

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