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Bontempelli, Pirandello e la magia del 'candore' / Morana Čale.

By: Čale, Morana.
Material type: ArticleArticlePublisher: 2016Description: 120-146 str.Other title: Bontempelli, Pirandello, and the Magic of 'Candour' [Naslov na engleskom:].Subject(s): 6.03 | Pirandello, 'Non parlo di me', Bontempelli, 'Discorso Commemorativo', 'candore' ita In: Bontempelliano o plurimo? Il realismo magico negli anni di '900' e oltre. Atti della Giornata internazionale di studi Lubiana 14 maggio 2013 str. 120-146Farinelli, PatriziaSummary: Nei numerosi studi vertenti intorno ai complessi scambi di temi e di idee tra i due autori, l'equazione che, nel celebre Discorso Commemorativo pronunciato nel 1937 dal fondatore di 'Novecento', identificava Pirandello con il 'candore', ricorre come un oggetto di dibattito imprescindibile. Approvato, contestato o sottoposto a cauti esami, il termine bontempelliano contribuì, a ragione o a torto, alla costruzione dell'immagine di un Pirandello nostalgico dell'età d'oro e cultore di una metafisica dell'autenticità, affezionato all'idealismo o promotore dell'irrazionalismo. Tuttavia, come dimostrato da Corrado Donati una trentina di anni fa, la parola era stata a Bontempelli suggerita per sinonimia da un testo di Pirandello stesso, Non parlo di me, pubblicato nel 1933 su 'Occidente' e dedicato all'elogio dell'ingenuità e del mistero come prerogative dell'artista. L'intervento si propone di esplorare le strategie retoriche del saggio pirandelliano e le relative reti di ambiguità sottese ai concetti condivisi dai due autori, nonché di illustrare la concezione pirandelliana del 'candore' desumendone l'emblema da una sua novella: Il capretto nero (1913).
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Nei numerosi studi vertenti intorno ai complessi scambi di temi e di idee tra i due autori, l'equazione che, nel celebre Discorso Commemorativo pronunciato nel 1937 dal fondatore di 'Novecento', identificava Pirandello con il 'candore', ricorre come un oggetto di dibattito imprescindibile. Approvato, contestato o sottoposto a cauti esami, il termine bontempelliano contribuì, a ragione o a torto, alla costruzione dell'immagine di un Pirandello nostalgico dell'età d'oro e cultore di una metafisica dell'autenticità, affezionato all'idealismo o promotore dell'irrazionalismo. Tuttavia, come dimostrato da Corrado Donati una trentina di anni fa, la parola era stata a Bontempelli suggerita per sinonimia da un testo di Pirandello stesso, Non parlo di me, pubblicato nel 1933 su 'Occidente' e dedicato all'elogio dell'ingenuità e del mistero come prerogative dell'artista. L'intervento si propone di esplorare le strategie retoriche del saggio pirandelliano e le relative reti di ambiguità sottese ai concetti condivisi dai due autori, nonché di illustrare la concezione pirandelliana del 'candore' desumendone l'emblema da una sua novella: Il capretto nero (1913).

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