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Voi che ʼntendendo… movete il cielo della retorica: «lo secreto dentro» (Convivio, II, vi, 2) lʼanima e il corpo del testo / Morana Čale.

By: Čale, Morana.
Material type: ArticleArticlePublisher: 2015Description: 77-95 str.Other title: Ye who by understanding move the heaven of Rhetoric : The Secret within the Soul and the Body of the Text [Naslov na engleskom:].Subject(s): 6.03 | Dante, Convivio, Voi che 'ntendento il terzo ciel movete, ineffabilita', antropomorfismo del testo, lettura metatestuale ita | Dante, The Convivio, Ye who by understanding move the third heaven, ineffability, the anthropomorphism of the text, metatextual reading eng In: Commentare Dante oggi : atti del Convegno Internazionale str. 77-95Kelemen, Janos ; Nagy, JozsefSummary: Un persistente per quanto marginale filone della critica dantesca si è adoperato, fino ai tempi più recenti, a scovare i supposti sensi di una «dottrina» recondita «sotto 'l velame de li versi strani» (Inf. IX 62 e 63), finendo per identificarla, di volta in volta, con gli ipotetici programmi politici e anticlericali, con i presunti messaggi mistico-esoterici o con le censurate confessioni erotiche dell'autore. Confutati a torto o a ragione dai difensori dei «diritti del testo» (Eco) a nome di un'ermeneutica neoilluministica, tali tentativi di penetrare nel «vero» avvolto dal «velame» del testo condividono dunque con i propri detrattori l'idea di un nucleo semantico, più o meno preciso e voluto dall'autore (o dal testo personificato), da decifrare spogliandone la veste retorica. Infatti, la difficoltà di intendere enunciati e la natura segreta del senso poetico, i vari aspetti della cosiddetta «ineffabilità» e le limitazioni dell'intelletto di fronte alla lettura dei messaggi, le contraddizioni e contestazioni reciproche fra i singoli componimenti, la selezione dei destinatari e l'insistenza sui rapporti intricati fra l'“anima” e il “corpo” del testo antropomorfizzato, sono problemi autoreferenzialmente ribaditi da tante fra le rime dantesche ed ampiamente trattati dal Convivio. Il contributo si propone di esaminare la possibilità che la «dottrina» sottesa alle Rime – una dottrina tutt'altro che univoca circa la prospettiva di una decifrabilità definitiva della scrittura – giustifichi un'interpretazione che la faccia vertere piuttosto sulla condizione della fruibilità del testo letterario che non (esclusivamente) intorno a contenuti ideologici o metafisici, permettendoci di abbozzare un'antropologia dantesca del testo letterario, eccezionale e tuttavia congrua con il sincretismo filosofico- teologico che contraddistingue il suo orizzonte culturale. Tale tesi sarà verificata su una rilettura di Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete nella rete dei suoi rimandi testuali.
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Un persistente per quanto marginale filone della critica dantesca si è adoperato, fino ai tempi più recenti, a scovare i supposti sensi di una «dottrina» recondita «sotto 'l velame de li versi strani» (Inf. IX 62 e 63), finendo per identificarla, di volta in volta, con gli ipotetici programmi politici e anticlericali, con i presunti messaggi mistico-esoterici o con le censurate confessioni erotiche dell'autore. Confutati a torto o a ragione dai difensori dei «diritti del testo» (Eco) a nome di un'ermeneutica neoilluministica, tali tentativi di penetrare nel «vero» avvolto dal «velame» del testo condividono dunque con i propri detrattori l'idea di un nucleo semantico, più o meno preciso e voluto dall'autore (o dal testo personificato), da decifrare spogliandone la veste retorica. Infatti, la difficoltà di intendere enunciati e la natura segreta del senso poetico, i vari aspetti della cosiddetta «ineffabilità» e le limitazioni dell'intelletto di fronte alla lettura dei messaggi, le contraddizioni e contestazioni reciproche fra i singoli componimenti, la selezione dei destinatari e l'insistenza sui rapporti intricati fra l'“anima” e il “corpo” del testo antropomorfizzato, sono problemi autoreferenzialmente ribaditi da tante fra le rime dantesche ed ampiamente trattati dal Convivio. Il contributo si propone di esaminare la possibilità che la «dottrina» sottesa alle Rime – una dottrina tutt'altro che univoca circa la prospettiva di una decifrabilità definitiva della scrittura – giustifichi un'interpretazione che la faccia vertere piuttosto sulla condizione della fruibilità del testo letterario che non (esclusivamente) intorno a contenuti ideologici o metafisici, permettendoci di abbozzare un'antropologia dantesca del testo letterario, eccezionale e tuttavia congrua con il sincretismo filosofico- teologico che contraddistingue il suo orizzonte culturale. Tale tesi sarà verificata su una rilettura di Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete nella rete dei suoi rimandi testuali.

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