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Riforma sociale e revisione del restauro scientifico a Spalato, 1945-1950 / Špikić, Marko.

By: Špikić, Marko.
Material type: ArticleArticleDescription: str.Other title: Social reform and the revision of scientific restoration in Split, 1945-1950 [Naslov na engleskom:].Subject(s): 6.05 | restauro; conservazione; Spalato; Dalmazia; Giovannoni; Fisković | restoration; conservation; Split; Dalmatia; Giovannoni; Fisković In: Gustavo Giovannoni e l'architetto integraleSummary: La ricezione dell’opera di Gustavo Giovannoni ha patito una discontinuità dopo la morte dell’architetto, e questo non accadeva solo nell’Italia del Pane, del Bonelli e del de Angelis d’Ossat. Il trascurare della teoria del restauro giovannoniana in Dalmazia dopo il 1945 era condizionato dal pragmatismo politico, in seguito dei dibattiti tra l’Italia del de Gasperi e la federazione multinazionale creata da Tito. Eppure non si tratta solo delle pressioni esplicite o implicite dell’élite comunista sugli esperti del primo dopoguerra. I protagonisti della nuova generazione dei conservatori in Dalmazia jugoslava volevano offrire un modello specifico d’interpretazione e di trattamento dei monumenti “locali” o “patriottici”, contribuendo alla riforma della società da proclamarsi rivoluzionaria. I monumenti di Spalato hanno una lunga storia di trasformazione, di percezione e di manutenzione, specialmente per quanto riguarda l’eterogeneo complesso del Palazzo di Diocleziano. Prima del 1945 esistevano due maggiori tradizioni conservatorie: quella austriaca e quella italiana, la prima più inclinata verso la manutenzione discreta dello status quo, l’altra più aperta all’intervenzionismo correttivo e tendente all’integrità estetica e funzione pratica degli ambienti monumentali. I concetti del restauro scientifico, quasi sconosciuti o ignorati dagli esperti croati tra le due guerre mondiali, sono stati adoperati dopo la venuta delle truppe italiane e degli accademici romani che seguirono Giovannoni a Spalato nel 1941. La presentazione vuole discutere la parte jugoslava della revisione del restauro scientifico del Giovannoni dopo il 1945, l’espulsione dei concetti espressi dagli esperti italiani nel testo Spalato romana, ma anche il rapporto tra le proposte degli accademici romani e le realizzazioni postbelliche dei conservatori croati. Si presenteranno i principali protagonisti di quest’epoca di revisionismo, neutralizzazione e proibizione tacita, con particolare attenzione al ruolo dello storico dell’arte Cvito Fisković (1908-1996) allora in capacità del direttore dell’Ufficio per conservazione in Dalmazia. Si presenteranno i maggiori interventi sul Palazzo di Diocleziano nei primi anni del nuovo sistema politico-sociale, prendendo in considerazione le intenzioni degli esperti e l’affinità con la tradizione metodologica creata dal Giovannoni.
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La ricezione dell’opera di Gustavo Giovannoni ha patito una discontinuità dopo la morte dell’architetto, e questo non accadeva solo nell’Italia del Pane, del Bonelli e del de Angelis d’Ossat. Il trascurare della teoria del restauro giovannoniana in Dalmazia dopo il 1945 era condizionato dal pragmatismo politico, in seguito dei dibattiti tra l’Italia del de Gasperi e la federazione multinazionale creata da Tito. Eppure non si tratta solo delle pressioni esplicite o implicite dell’élite comunista sugli esperti del primo dopoguerra. I protagonisti della nuova generazione dei conservatori in Dalmazia jugoslava volevano offrire un modello specifico d’interpretazione e di trattamento dei monumenti “locali” o “patriottici”, contribuendo alla riforma della società da proclamarsi rivoluzionaria. I monumenti di Spalato hanno una lunga storia di trasformazione, di percezione e di manutenzione, specialmente per quanto riguarda l’eterogeneo complesso del Palazzo di Diocleziano. Prima del 1945 esistevano due maggiori tradizioni conservatorie: quella austriaca e quella italiana, la prima più inclinata verso la manutenzione discreta dello status quo, l’altra più aperta all’intervenzionismo correttivo e tendente all’integrità estetica e funzione pratica degli ambienti monumentali. I concetti del restauro scientifico, quasi sconosciuti o ignorati dagli esperti croati tra le due guerre mondiali, sono stati adoperati dopo la venuta delle truppe italiane e degli accademici romani che seguirono Giovannoni a Spalato nel 1941. La presentazione vuole discutere la parte jugoslava della revisione del restauro scientifico del Giovannoni dopo il 1945, l’espulsione dei concetti espressi dagli esperti italiani nel testo Spalato romana, ma anche il rapporto tra le proposte degli accademici romani e le realizzazioni postbelliche dei conservatori croati. Si presenteranno i principali protagonisti di quest’epoca di revisionismo, neutralizzazione e proibizione tacita, con particolare attenzione al ruolo dello storico dell’arte Cvito Fisković (1908-1996) allora in capacità del direttore dell’Ufficio per conservazione in Dalmazia. Si presenteranno i maggiori interventi sul Palazzo di Diocleziano nei primi anni del nuovo sistema politico-sociale, prendendo in considerazione le intenzioni degli esperti e l’affinità con la tradizione metodologica creata dal Giovannoni.

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