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«Non sia chi per ladro imputi lo autore» : soglie comiche fra 'noi' e 'gli altri' / Morana Čale.

By: Čale, Morana.
Material type: ArticleArticlePublisher: 2016Description: 77-91 str.Other title: «Nobody should accuse the author of being a thief» : Comical thresholds between 'us' e 'the others' [Naslov na engleskom:].Subject(s): 6.03 | Marin Držić, commedia rinascimentale, prologhi di commedie italiane, questioni dell'identita' nazionale, imitazione, l'inessenziale | Marin Držić, renaissance comedy, prologues of Italian commedies, the national identity issues, imitation, the inessential In: Letteratura, arte, cultura tra le due sponde dell'Adriatico e oltre IV/ Književnost, umjetnost, kultura između dvije obale Jadrana i dalje od mora IV str. 77-91Summary: Il contributo abbozza un approccio alle relazioni tra la commediografia di Marin Držić e i suoi modelli italiani mirante a superare le premesse di valutazione fondate sui criteri di originalità, a cui sempre si sottendono i motivi politico-ideologici legati alla questione dell'identità nazionale, che portano regolarmente a un fatuo soppesamento di furti e debiti, influenze e priorità, meriti e colpe, attribuendo vicendevolmente il difetto di 'inessenzialità' sia all'autore croato, sia ai suoi precursori italiani, a seconda della nazionalità dello studioso che pronunci tale verdetto. Nell'ambito della commedia, un'analoga posizione di aggiunta 'inessenziale' ed esteriore al testo spetta al prologo: necessariamente addizionale e addizionalmente necessario, il prologo si rapporta al tutto del testo come parte, ma parte superflua, superfluamente raddoppiante quello che in sé dovrebbe essere di per sé intero e sufficiente, proprio come un’opera letteraria o teatrale, quale raddoppiamento e imitazione di modelli anteriori, sembra inessenziale e superflua all’essenza preesistente. Pertanto, ci si propone di mettere a confronto i prologhi darsiani e quelli italiani, in quanto sono quegli stessi prologhi a rendere oziosa qualunque discussione sulle presunte vergogne dei debitori e sui putativi danni subiti dai creditori.
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Il contributo abbozza un approccio alle relazioni tra la commediografia di Marin Držić e i suoi modelli italiani mirante a superare le premesse di valutazione fondate sui criteri di originalità, a cui sempre si sottendono i motivi politico-ideologici legati alla questione dell'identità nazionale, che portano regolarmente a un fatuo soppesamento di furti e debiti, influenze e priorità, meriti e colpe, attribuendo vicendevolmente il difetto di 'inessenzialità' sia all'autore croato, sia ai suoi precursori italiani, a seconda della nazionalità dello studioso che pronunci tale verdetto. Nell'ambito della commedia, un'analoga posizione di aggiunta 'inessenziale' ed esteriore al testo spetta al prologo: necessariamente addizionale e addizionalmente necessario, il prologo si rapporta al tutto del testo come parte, ma parte superflua, superfluamente raddoppiante quello che in sé dovrebbe essere di per sé intero e sufficiente, proprio come un’opera letteraria o teatrale, quale raddoppiamento e imitazione di modelli anteriori, sembra inessenziale e superflua all’essenza preesistente. Pertanto, ci si propone di mettere a confronto i prologhi darsiani e quelli italiani, in quanto sono quegli stessi prologhi a rendere oziosa qualunque discussione sulle presunte vergogne dei debitori e sui putativi danni subiti dai creditori.

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